Upcycling

Da rifiuto a risorsa: è questa la mission di ESO RECYCLING.

L’upcycling è una buona pratica che fa bene al pianeta, perché riscrive il destino di un rifiuto e lo trasforma in una nuova risorsa. Si tratta di un vero e proprio processo di valorizzazione di un prodotto o materiale di scarto che ha esaurito la sua funzione di partenza e si posiziona  sul mercato con un più alto valore aggiunto.

L’impianto progettato da ESO RECYCLING si colloca all’interno di un percorso di upcycling. Esso utilizza rifiuti provenienti dal mondo dello sport, come le scarpe sportive, le camere d’aria e i copertoni delle biciclette e, non per ultimo, anche le palline da tennis. Questi materiali vengono riciclati per produrre piastrelle di pavimentazione antitrauma utili per la realizzazione di parchi gioco per bambini e piste di atletica leggera.

La visione di ESO RECYCLING si concretizza nel donare una nuova vita a ciò che viene considerato uno scarto, creando prodotti utili ed ecosostenibili.

COME NASCE L’UPCYCLING

“Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore e non minore” Reiner Pilz.

Non esiste una parola nella lingua italiana che abbia lo stesso significato: il termine viene tradotto con riciclo creativoriuso o riutilizzo. Ma che cosa è realmente l’upcycling?

E’ un concetto che nasce nel 1963 quando la Heineken produce le “Wobo”: bottiglie di birra che, una volta usate, possono servire come mattoni da costruzione.

Il termine “upcycling” è apparso la prima volta nel 1994 in un’intervista all’ingegnere Reiner Pilz di Thornton Kay sulla rivista di architettura Salvo ed è stato poi ripreso nel 2003 nel libro di William McDonough (architetto) e Michael Braungart (chimico), Cradle to Cradle (Dalla culla alla culla, edito in Italia da Blu Edizioni), che ne hanno fatto un concetto di ampissimo respiro che abbraccia il design in tutte le sue sfaccettature.

Il Cambridge Dictionary l’ha valutato come la parola dell’anno 2019.